Il Damien Hirst di Bollywood a Villa Manin 2004

La mostra God and Goods svoltasi a Villa Manin nel 2004,incentrata sul rapporto tra arte e religione, ha lasciato uno strascico di pareri antitetici sulla distanza, ha posto molte domande  che restano tuttora sospese nell'aria in attesa di risposta.
Una: E' Subodh Gupta uno degli artisti più ispirati del XXI secolo?
Due: L' opera di Subod Gupta si ricollega  veramente al divino  o ne è soltanto il sostituto commerciale? Personalmente non vedo vie di mezzo, o genio o ciarlatano.

Il Damien Hirst di Bollywood




Ne parlo per averla vista di persona, cercando di togliermi i paraocchi che mi sono stati dati dalla classica cultura umanistica, arrivando ad apprezzare le opere di numerosi artisti (vedi le schede) ; mi è rimasta molto impressa , però in senso negativo, l'incombente immagine del Very Hungry Good dell'indiano Subodh Gupta, nel 2004 alla sua prima volta in Italia , dove riappare a Venezia - Palazzo Grassi nel 2007, e da allora onnipresente (vedi)in Europa e nel mondo.


Very Hungry Good

Very Hungry Good in exibition nella Chiesa di S.Bernardo di Parigi nel 2006 

Ammetto che questo, come ogni altro cranio, rappresenta per me e per molti altri esseri umani un' immagine sgradevole in sè, ma questo limite intrinseco, che è umano, non basta a validare artisticamente Dio Molto Affamato ed il suo autore.
Siccome sto scrivendo queste righe per porre quesiti, propongo  due pareri diversi, l'uno colto e meditato, l'altro semplice ed immediato.

Per favore non facciamo gli indiani parla di "fuffa" confezionata a tavolino ad uso e consumo dei ricchi occidentali da un artista dei paesi emergenti molto, molto scaltro, il Damien Hirst di Bollywood.
"All'ingresso della bella Villa ci accoglie un grande teschio, opera di Subodh Gupta artista indiano che sembra andare per la maggiore..........realizzato assemblando cuccume, pentolini, padelline e cazzarole varie.....mi pare che oggi gli artisti indiani non facciano altro che propinarci manufatti Bollywood kitsch spacciandoli per arte".

Il gigantesco teschio davanti a Palazzo Grassi 2008 tra le altre cose riporta un commento uscito dalla bocca di un marinaio di Venezia raccolto da un passante:
Simboiza l’India, sior. L’India e ea so fame atavica. E l’artista, col so teschio, ne vol ricordar che molte persone nel so Paese, ma anca nel resto del mondo, xe ancora affamae e destinae spesso a morir.............
Ecco che il divino casca nel pentolino e si chiama fame atavica, e quindi morte, per cui una lettura in chiave di denuncia sociale potrebbe essere più credibile.

Vorrei ancora aggiungere che tramite questo blog ho preso atto dell'interesse suscitato dal genere Skull , avendo pubblicato immagini a tema di Cezanne, Picasso e Guttuso, immagini molto ricercate anche ad un anno di distanza, per cui  a scopo di sondaggio ne ho proposta  su Amplify una serie, che ha confermato le osservazioni precedenti.

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